La “Madonna Nera” di Tindari
Secondo la tradizione leggendaria l’origine del culto e devozione verso la Madonna bruna del Tindari è legata all’arrivo di una nave levantina dove nella stiva si trovava il suo simulacro ligneo. A causa di un violento fortunale, la nave fu costretta a riparare nella baia di Tindari e, cessata la tempesta, spiegò le vele al vento per ripartire. Inutilmente perché l’imbarcazione non riusciva a prendere il largo e allora si decise di alleggerirne il carico e quando anche la cassa contenente la scultura sacra venne scaricata a terra, essa riuscì a ripartire. La Madonna, una Theotòkos Odigitria seduta nella posizione della Basilissa ("Regina in trono"), regge in braccio il Bambino Gesù e presenta la caratteristica inconfondibile del volto allungato. Tenuto conto dello stile e della particolare corona, l’epoca della sua realizzazione è collocabile in ambito mediorientale (siriano o palestinese) e l’anonimo scultore forse fu un francese originario dalla Borgogna che viveva in Medioriente al seguito dei crociati. Egli scolpì il simulacro in legno di cedro con la tecnica dello svuotamento del tronco tipica del sud della Francia, tenendo conto della tradizione mediorientale, tra XI e XII secolo.